24 ottobre 2020 – Contributo di Associazione Laudato si’ al percorso “Per una società della cura”

Contributo di Associazione Laudato si’ al percorso “Per una società della cura”

24 ottobre 2020

È sbagliato oltreché impossibile separare ambiente e società; sono due cose inestricabilmente connesse. Per questo, le misure di tutela dell’ambiente sono al tempo stesso misure di tutela della convivenza; in particolare della parte della popolazione maggiormente colpita dalle conseguenze della crisi ambientale: è il nucleo della conversione ecologica.

Il tempo a disposizione, prima che la crisi climatica raggiunga il punto di irreversibilità (tipping point), sta scadendo. Non si sa che cosa verrà dopo, ma si sa che la vita sarà peggiore e più difficile per (quasi) tutti. Per questo occorre focalizzarsi non solo sulla mitigazione (fermare o ritardare i fattori della crisi ambientale) ma anche e soprattutto sull’adattamento(rendere meno difficile e più accettabile la vita in condizioni estreme).

Un green deal non può essere affidato solo né in via prioritaria a meccanismi di mercato, ancorché “guidati” (come quelli istituiti dai protocolli di Kyoto, dimostratisi fallimentari): cioè a incentivi, sia “a fondo perduto” che mediante crediti a tassi agevolati. Occorre in via prioritaria introdurre dei divieti, anche dilazionati nel tempo, o introdurre delle penalizzazioni, come la tassazione aggiuntiva dei fossili o la soppressione degli incentivi in vigore: tutte misure che vanno però sostenute con forme di accompagnamento, mirate su specifiche categorie o gruppi sociali, tese ad attenuarne, compensarne o invertirne gli effetti negativi, o a indurli ad adottare soluzioni alternative. Al sostegno di queste misure dovrebbe essere destinata la maggioranza dei fondi mobilitati, con un ricorso decrescente agli incentivi a singoli progetti (cioè ai grandi gruppi) e la loro destinazione a programmi di conversione che investano tutto il tessuto sociale in forme programmate a tutti i livelli istituzionali.

I settori portanti della conversione ecologica, tutti tra loro interconnessi, sono, secondo noi:

  1. Energia
  2. Alimentazione e agricoltura
  3. Centralità del vivente e del rapporto con la natura
  4. Centri urbani
  5. Gestione delle risorse

(Legenda)

Per facilitare l’orientamento e un successivo approfondimento delle misure proposte dai contributi inoltrati, al di là delle scadenze immediate, proponiamo di suddividerli in quattro categorie generali:

  1. Obiettivi e finalità di carattere generale proposte più come misure di orientamento che come proposte immediate;
  2. Misure che potrebbero costituire i contenuti positivi di un programma di governo, ma che oggi si possono presentare solo come rivendicazioni e obiettivi di mobilitazione;
  3. Misure di interdizione che, oltre che sotto forma di rivendicazioni, possono costituire l’oggetto di mobilitazioni specifiche, peraltro in molti casi già in corso;
  4. Misure che hanno un’immediata rilevanza progettuale, suscettibili di un’attivazione anche a livello solo locale, purché sostenute da una prospettiva di generalizzazione garantita dalla loro replicabilità.
  5. Energia

Per quanto riguarda la politica energetica, consideriamo prioritari i seguenti obiettivi, classificati secondo la ripartizione proposta:

  • Rivedere il Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) pubblicato nel gennaio scorso che prevede di mantenere una quota fossile elevata nella produzione di elettricità e che punta sul metano sia a livello territoriale sia nel campo dei trasporti.
  • Praticare una pluralità di soluzioni che conseguano, con riconversioni e piani specifici in ogni territorio, l’obbiettivo espresso dal Parlamento Europeo che indica per il 2030 un target di riduzione dei gas serra del 60% rispetto ai livelli del 1990, e ciò a seguito dello stop al carbone entro il 2025 e in vista di una definitiva decarbonizzazione del modello energetico, che anticipi la scadenza del 2050.

b)

  • Sostenere l’elaborazione di una strategia nazionale per l’idrogeno favorendone l’impiego nelle filiere in cui risulta più difficile la decarbonizzazione (siderurgia, chimica, trasporto pesante, ecc.) e scartando ogni tipo di opzione favorevole all’impiego di idrogeno prodotto da fonti fossili e di idrogeno “blu”.
  • Ridisegnare e riconvertire la mobilità. Fare del trasporto pubblico l’architrave di un sistema di mobilità sostenibile. Per tutti i veicoli va velocizzato il passaggio all’elettrico e, successivamente, all’idrogeno, nel quadro di una progressiva riduzione del ricorso all’auto di proprietà individuale, per sostituirlo con sistemi di trasporto collettivo, sia di massa sia personalizzato, comunque alimentato da fonti di energia rinnovabile. L’indicazione per il phase out dei veicoli a benzina e diesel non deve andare oltre il 2030.

c)

  • Imporre da subito una tassa sul contenuto di carbonio dei beni e servizi prodotti o importati. L’ammontare del prelievo può risultare neutrale perché, una volta incassato, verrebbe ridistribuito come dividendo alla popolazione e in maggior misura alle persone indigenti che consumano meno: lo si potrebbe definire un “reddito di cittadinanza ecologico”.
  • Abrogare il meccanismo di proroga automatica delle concessioni a estrarre gas e petrolio sia in mare sia su terra ferma.
  • Bloccare senza indennizzo tutti i progetti di potenziamento del ricorso al fossile in corso di realizzazione o in programma: gasdotti, gassificatori, CCS, raffinerie, centrali termiche: sono destinati a rivelarsi stranded costs.

d)

  • Diffondere su tutto il territorio una cultura energetica concreta dell’efficienza e delle fonti rinnovabili tra loro integrate in sistemi misti e distribuiti, escludendo o riducendo al minimo il ruolo dei grandi gruppi inevitabilmente interessati a protrarre in varie forme il ricorso al fossile nelle più diverse forme. Una democrazia energetica in un sistema decentrato prevede la nascita e la crescita di Comunità Energetiche Rinnovabili e la predisposizione di schemi di Autoconsumo Collettivo. I due strumenti costituiscono, in coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione, una delle modalità di organizzazione che i cittadini possono adottare dal basso per rispondere in modo collettivo a bisogni energetici e sociali riconosciuti come prioritari dal contesto abitativo o dalla comunità in cui vivono.
  • Mettere in grado i cittadini e i responsabili di enti e imprese di valorizzare le opportunità offerte dalla tecnologia e dalla normativa. Oggi sia nelle abitazioni civili che nelle piccole imprese e nelle amministrazioni di piccoli centri urbani (ma spesso anche di quelli grandi) l’utilizzo delle tecnologie e degli eventuali incentivi correlati è assolutamente casuale: li utilizza chi viene a conoscenza della loro esistenza, ne sa valutare la convenienza, ha le risorse per sostenerne il costo iniziale o per trasferirlo alle banche, riesce a svicolare tra le molte pratiche burocratiche. Per lo più il sostegno a una o tutte queste funzioni è fornito dalla ditta fornitrice o installatrice, ciascuna esclusivamente per le opere di sua competenza: installazione di pannelli solari, pompe di calore, impianti minieolici, utilizzo di biomassa, cambio degli infissi, cappotto termico, ottimizzazione delle apparecchiature e degli impianti esistenti. Tutti questi interventi invece andrebbero presi in considerazione insieme, perché sono interdipendenti. Per questo occorre che vengano messi a disposizione dei Comuni, o delle unioni (di fatto o di diritto) di piccoli comuni i fondi necessari a finanziare una grande campagna di check-up energetici su tutto il territorio nazionale, reclutando, formando e impegnando teams misti per competenze (elettriche, elettroniche, idrauliche, edili, sociali: queste indispensabili per entrare in contatto nel migliore dei modi con l’utenza, qualsiasi essa sia) autorizzate a visitare sistematicamente tutti gli edifici e gli impianti produttivi al di sotto di una data soglia e tenute a redigere, con il concorso di uno o più responsabili dell’impresa, dell’ente, del condominio o dello stabile, se esistenti e disposti a collaborare – se no, anche senza -e per ciascun punto visitato un progetto dettagliato di ottimizzazione dei consumi e di conversione degli impianti, anche aggregando utenze vicine o connesse e proponendo le relative modalità di gestione. Il progetto dovrà essere corredato da un preventivo di massima dei costi, delle possibili fonti di finanziamento (molti interventi, se aggregano un numero sufficiente di utenze, sono finanziabili in modalità Esco) e/o degli incentivi utilizzabili, dei tempi di rientro dell’investimento e dalla indicazione ditte in grado di effettuare il/gli interventi proposti: ditte che dovranno aver prima sottoscritto una convenzione con il Comune per garantire economicità del prezzo e qualità del lavoro. Il tempo di costituzione, formazione e collaudo di questi team non dovrebbe superare i sei mesi, la maggioranza dei check-up dovrebbe essere portata a termine in non più dei successivi due anni e il personale impiegato dovrebbe venir previsto in ragione di almeno un addetto ogni 500 abitanti, per un totale di circa 120.000 assunzioni (più, ovviamente, il personale addetto alla formazione e al coordinamento dei teams, che può essere in gran parte attinto da università e centri di ricerca): una vera e propria leva di giovani laureati e diplomati che avrebbe ampia possibilità in seguito di essere impiegata in attività di direzione dei lavori, aggiornamento e installazione di nuovi impianti, senza tema di essere dimessi a lavori conclusi.
  • Alimentazione e agricoltura
  • Occorre promuovere una radicale conversione dei consumi alimentari in direzione di una drastica riduzione del consumo di carne e dei suoi derivati, di grassi e zuccheri, di prodotti coltivati o trattati con fertilizzanti, pesticidi e conservanti sintetici.
  • A questo scopo vanno finanziati, promossi e messi in campo team multidisciplinari (medico, nutrizionista, agronomo, economista e sociologo) per assistere i centri di consumo collettivo (mense aziendali e non, ristoranti, negozi alimentari che lo richiedono), ma soprattutto le famiglie e le associazioni civiche (facendo capo in questo caso alle scuole, aperte al pubblico di pomeriggio o sera per sedute periodiche di educazione alimentare).
  • In questo percorso, si deve prestare particolare attenzione all’assistenza ai GAS (Gruppi di acquisto solidale) per mettere a loro disposizione, se richieste, competenze di ordine contabile, informatico, nutrizionale, agronomico ed eventualmente strutture di magazzinaggio, favorendo la trasmissione dell’esperienza dei GAS consolidati a quelli in difficoltà o in via di formazione. Anche in questo caso, occorre coprire tutto il territorio e la popolazione italiana con un impiego di personale in ragione di almeno un addetto ogni 2000 abitanti, per un totale di 30.000 neodiplomati e neolaureati (più gli addetti alla formazione e al coordinamento) per un periodo di quattro mesi per il reclutamento e la formazione e di due anni di esercizio pieno, con ampia possibilità di venir impiegati in seguito nella ulteriore qualificazione del settore.
  • La stessa opportunità va offerta agli agricoltori e alle imprese agricole interessate o che hanno necessità di riconvertirsi verso un’alimentazione più sana (soprattutto se impegnati nell’allevamento o nell’industria della carne e dei suoi derivati o in coltivazioni e trattamenti che dipendono dall’impiego di supporti e additivi sintetici). L’obiettivo prioritario è la conversione dell’agricoltura a un assetto sostenibile finalizzato prioritariamente a un’alimentazione più sana, senza trascurare le altre attività che possono fungere da sostegno alla transizione.
  • Poiché in questo campo è fondamentale la promozione della multifunzionalità delle imprese (produzione di cibo, di legname, di biogas e altre risorse energetiche, di tutela della biodiversità e degli assetti idrogeologici, di offerta turistica e di educazione alla natura), la composizione dei team di accompagnamento sarà necessariamente più complessa e il periodo del suo impiego più lungo.
  • Un investimento consistente va destinato alla rivitalizzazione e riqualificazione delle aree interne sia in campo agricolo che nel recupero e utilizzo di edifici abbandonati. Si tratta di un’occasione straordinaria per promuovere l’inserimento sociale e lavorativo di migranti e di giovani interessati a un ritorno alla terra, contestualmente alla promozione di imprese e cooperative per la definizione e la gestione dei progetti. La misura dovrebbe essere sostenuta commisurando l’entità dei fondi allocati a ogni regione o a ogni comune al numero dei lavoratori migranti impiegati: in questo modo si scatenerebbe una competizione tra enti locali per accaparrarseli in vece di una guerra per respingerli.
  • Recupero della centralità del vivente e del rapporto con la natura
  • Poiché la pandemia ci ha colpiti anche a causa della distruzione di habitat e dello squilibrio tra specie, negli obiettivi legati al Recovery Fund deve entrare a pieno titolo il discorso sul vivente, che si riverbera nelle pratiche di tutela dei diritti animali e recupero di una cultura che ci veda parte di un ecosistema, (ri)scoprendo la convivenza con le forme animali e vegetali che co-abitano tanto il pianeta quanto i territori e le città in cui viviamo e lavoriamo.
  • Occorre ridurre con operazioni di educazione e comunicazione la portata dell’allevamento intensivo, incentivando produzioni cruelty free e garantendo controlli sul benessere animale.
  • Obiettivo primario, in un mondo dove le specie si riducono vertiginosamente, sono l’abolizione della caccia e l’istituzione di percorsi protetti per le migrazioni degli uccelli e della fauna selvatica, congiungendo aree boschive ridotte e lontane l’una dall’altra, spesso separate da barriere inaccessibili come autostrade e grandi opere, sul modello del corridoio ecologico costruito in Germania sulla terra di nessuno dell’ex Cortina di ferro, o dell’Ecodotto dei Paesi Bassi.
  • La campagna deve tornare a fare capolino nelle città, con la creazione di passaggi protetti che consentano il ritorno di una certa vita selvatica, come è accaduto nel periodo del lockdown. Abbiamo bisogno di riportare la vita delle specie animali e vegetali anche nelle città, favorendo in particolare la nidificazione degli uccelli e la tutela delle api.
  • Occorre imporre una reale protezione delle specie a rischio di estinzione e proibire abbattimenti e riduzione in prigionia della fauna ritenuta pericolosa (dobbiamo imparare a convivere nella separazione degli spazi, non radere al suolo ciò che ci disturba).
  • Occorre, introdurre nelle scuole una (ri)educazione alla convivenza con la natura e pretendere il diritto alla coabitazione con la bellezza della natura anche nelle periferie.
  • Centri urbani
  • Il principale obiettivo da perseguire per rendere sostenibili e vivibili città e centri abitati è la loro restituzione alla vita dei bambini, che va considerata la misura dei risultati perseguiti e raggiunti. Il principale mezzo per conseguire questo obiettivo è la drastica riduzione, fino all’azzeramento, del numero di auto private in circolazione. Questa misura avrà conseguenze positive anche sulla qualità dell’aria; infatti, l’auto elettrica non costituisce un’alternativa a quella convenzionale, perché l’80 per cento del particolato prodotto dal traffico è dovuto all’attrito dei freni e degli pneumatici. Questo obiettivo va definito e annunciato in modo esplicito a qualsiasi livello istituzionale venga adottato, in modo da scaglionare nel tempo – di almeno una sindacatura – le misure per realizzarlo; e anche per prevenire l’acquisto di una nuova auto a chi sa già che entro breve non potrà più usarla.
  • Va finanziato in modo sostanziale il potenziamento del trasporto pubblico locale di linea, con mezzi ecologici, affiancandolo e integrandolo con l’istituzione di servizi a domanda, di mobilità flessibile (car sharing, car pooling aziendale, city logistic, cioè sistema urbano di distribuzione delle merci) e di mobilità dolce (bicicletta e monopattini, pedonalizzazione e allargamento dei marciapiedi), negoziando con ognuna delle categorie per le quali l’uso dell’auto in città è uno strumento di lavoro indispensabile delle soluzioni alternative praticabili e finanziariamente sostenute.
  • Queste misure dovranno essere affiancate da una riconversione urbanistica che blocchi il consumo e l’ulteriore impermeabilizzazione del suolo, destinandolo al verde, e che preveda, nelle città medio-grandi, la redistribuzione e l’incentivazione del trasferimento di servizi pubblici e privati (compresa la creazione di strutture locali di coworking e di lavoro a distanza) in funzione della creazione delle cosiddette Aree 15, dove tutti i servizi sono raggiungibili in non più di 15 minuti a piedi. E’ ovvio che la riduzione e l’azzeramento del traffico privato dovrà essere accompagnato dalla moltiplicazione di aree pedonali e delle Zone 30, da una restrizione delle carreggiate stradali e delle vie percorribili con auto private, ma soprattutto da una introduzione graduale del divieto di sosta a bordo strada, liberando così dal traffico e dall’ingombro la carreggiata stradale, cosa sufficiente a raddoppiare, a parità di mezzi, personale e consumi (meno stop and go) la capacità dei servizi pubblici.
  • Il secondo risultato da perseguire per rendere vivibili i centri urbani è la moltiplicazione del verde con piantumazioni (e non solo aiuole) ovunque ci siano spazi adatti e la destinazione di aree libere di una certa consistenza a orti urbani, da affidare, sia individualmente che collettivamente, agli abitanti locali, sostenendone, se necessario, la produzione sia con la dotazione di una strumentazione e un’assistenza tecnica adeguata che con il suo acquisto da parte delle mense pubbliche. I Comuni devono essere messi finanziariamente in grado di vincolare le aree private non costruite e di rinunciare a valorizzare economicamente quelle in proprio possesso.
  • La gestione dei rifiuti urbani (del cittadino) e speciali (delle imprese) va affrontata alla fonte, con i criteri dell’economia circolare, che non è solo il recupero e il riciclo di quanto viene scartato, ma la progettazione, la realizzazione e la vendita di prodotti concepiti in modo tale da non produrre scarti che non siano facilmente identificabili e riciclabili, sia nella fase della produzione – dalla materia prima al prodotto finito – e della circolazione (imballaggi), che in quelle del loro uso e della loro dismissione. Per i servizi di nettezza urbana si tratta di promuovere e finanziare il potenziamento delle raccolte differenziate (allargando la gamma degli articoli raccolti in modo differenziato, i sistemi porta a porta e la tariffazione puntuale), ma anche le attività di recupero dei beni durevoli dismessi. Per le imprese, viceversa, che sono responsabili degli scarti prodotti dalle rispettive lavorazioni, si tratta di penalizzare l’obsolescenza programmata dei beni durevoli, di vietare tutti gli ostacoli oggi frapposti alla loro manutenzione, di promuovere, incentivandole, le imprese e le attività di manutenzione e di riparazione, di sostenere l’adozione di approcci fondati sull’ecodesign e di promuovere e finanziare l’interconnessione tra gli scarti di un’impresa e gli input delle altre attraverso attività di ricerca e di assistenza alle imprese specifiche per ogni area produttiva del paese.
  • È ovvio che qui si entra nel tema della riconversione del sistema industriale e che tutte le misure proposte devono affrontare i problemi occupazionali ad essa connesse, garantendo a tutti un reddito di base adeguato e assistendo ciascuno nella ricerca di una nuova collocazione. In negativo, va messo in conto un drastico ridimensionamento dell’industria automobilistica e di tutti i servizi ad essa connessi. In positivo, va vista l’enorme richiesta di manodopera, a tutti i livelli di qualificazione, generata dalla produzione, installazione e manutenzione di sistemi di efficientamento energetico e di generazione di elettricità, calore e condizionamento da fonti rinnovabili; dalla produzione di mezzi di trasporto collettivi o condivisi e dei servizi ad essi connessi; da un potenziamento della bellezza dei territori che può richiamare un turismo positivo, non di rapina; da un diverso sistema di produzione e di consumo del cibo; da un fiorire di attività educative, didattiche, formative e comunicative che favoriscano il passaggio all’ecologia integrale.

3 settembre 2020 – Niente di questo mondo ci risulta indifferente. Webinar di Federazione Lavoratori della Conoscenza FLC CGIL e Associazione Proteo

Niente di questo mondo ci risulta indifferente. Un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale

3 settembre 2020 ore 16.30

Webinar di Federazione Lavoratori della Conoscenza FLC CGIL e Associazione Proteo.

Con Mario Agostinelli, Guido Viale, Daniela Padoan, Virginio Colmegna, Moni Ovadia.

Intervengono Dario Missaglia, Presidente Nazionale Proteo, Gianna Fracassi, Segreteria Confederale CGIL, Francesco Sinopoli, Segretario Generate FLC CGIL.

Link per partecipare: meet.google.com/bqv-qmdg-xtz

29 agosto 2020 – Il Fatto Quotidiano, articolo di Mario Agostinelli Civitavecchia: con l’idrogeno verde ha l’occasione di mettere d’accordo economia e ambiente

Civitavecchia: con l’idrogeno verde ha l’occasione di mettere d’accordo economia e ambiente

29 agosto 2020

Il Fatto Quotidiano, articolo di Mario Agostinelli

 

19 agosto 2020 – La Repubblica. Cambiare il mondo si deve, recensione di Luigi Manconi e Chiara Tamburello del libro Niente di questo mondo ci risulta indifferente

Cambiare il mondo si deve, recensione di Luigi Manconi e Chiara Tamburello del libro Niente di questo mondo ci risulta indifferente

19 agosto 2020

18 e 19 luglio 2020 – Assemblea mondiale per l’Amazzonia: un’assemblea on-line convocata dai popoli nativi, duemila persone nello stesso spazio virtuale per proteggere l’Amazzonia e il pianeta che abitiamo

Assemblea mondiale per l’Amazzonia

18 e 19 luglio 2020, ore 22

https://www.facebook.com/asambleamazonica/videos/1134025236972562/

 

Un’assemblea globale, duemila persone nello stesso spazio virtuale, per proteggere l’Amazzonia e i popoli nativi, e con loro il pianeta che abitiamo.

Il 17 luglio, alle ore 16, l’Assemblea Indigena organizzata dalla COICA (coordinamento delle organizzazioni indigene).

Il 18 luglio, alle ore 22, Prima sessione dell’Assemblea Mondiale, dedicata alla situazione regionale e dei diversi paesi amazzonici.

Il 19 luglio, alle ore 22, Seconda sessione dell’Assemblea Mondiale, dedicata al diritto alla vita e alla salute contro il COVID; al boicottaggio delle imprese e dei governi che distruggono la vita in Amazzonia; alla costruzione della Giornata di Azione Globale indetta per il 22 settembre.

Tutte le informazioni su: https://asambleamundialamazonia.org

Per registrarsi: https://forms.gle/UbPArHEebwV9jxG99

La diretta sarà trasmessa anche sulla pagina del Gruppo Italiano del Dialogo Globale: https://www.facebook.com/gruppoitalianodg/

 

9 luglio 2020 – Rinnovabili e idrogeno. Riconversione, salute e occupazione a Civitavecchia, senza più fossili

Rinnovabili e idrogeno. Riconversione, salute e occupazione a Civitavecchia, senza più fossili

9 luglio 2020

con Mario Agostinelli, Antonio Bandinu, Ismaele De Crescenzo

https://www.facebook.com/trcgiornale/videos/740765520035718

da TRC Giornale
“Non possiamo che accogliere la proposta avanzata ieri dall’esponente di Città Futura Ismaele De Crescenzo, assieme a Mario Agostinelli dell’Associazione Laudato Sì, che ha lanciato un appello alle forze politiche cittadine per un fronte comune che sostenga una transizione energetica veramente “green” basata sull’idrogeno da fonti rinnovabili e non sull’utilizzo di fonti fossili, come si vorrebbe fare anche qui a Civitavecchia con lo scellerato progetto della nuova centrale termoelettrica a gas”. Lo sostiene il gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle.

8 luglio 2020 – Papa Francesco, nell’anniversario della visita a Lampedusa

Papa Francesco, nell’anniversario della visita a Lampedusa

8 luglio 2020

“Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti. «Tutto quello che avete fatto… l’avete fatto a me».(…) Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti. «Tutto quello che avete fatto… l’avete fatto a me».

Il Salmo responsoriale oggi ci invita a una ricerca costante del volto del Signore: «Ricercate sempre il volto del Signore. Cercate il Signore e la sua potenza, ricercate sempre il suo volto» (Sal 104). Questa ricerca costituisce un atteggiamento fondamentale della vita del credente, che ha compreso che il fine ultimo della propria esistenza è l’incontro con Dio.

La ricerca del volto di Dio è garanzia del buon esito del nostro viaggio attraverso questo mondo, che è un esodo verso la vera Terra Promessa, la Patria celeste. Il volto di Dio è la nostra meta ed è anche la nostra stella polare, che ci permette di non perdere la via.

Il popolo d’Israele, descritto dal profeta Osea nella prima Lettura (cfr 10,1-3.7-8.12), all’epoca era un popolo smarrito, che aveva perso di vista la Terra Promessa e vagava nel deserto dell’iniquità. La prosperità e l’abbondante ricchezza avevano allontanato il cuore degli Israeliti dal Signore e l’avevano riempito di falsità e di ingiustizia.

Si tratta di un peccato da cui anche noi, cristiani di oggi, non siamo immuni. «La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione, illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza» (Omelia a Lampedusa, 8 luglio 2013).

L’appello di Osea ci raggiunge oggi come un rinnovato invito alla conversione, a volgere i nostri occhi al Signore per scorgere il suo volto. Dice il profeta: «Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà; dissodatevi un campo nuovo, perché è tempo di cercare il Signore, finché egli venga e diffonda su di voi la giustizia» (10,12).

La ricerca del volto di Dio è motivata da un anelito di incontro con il Signore, incontro personale, un incontro con il suo immenso amore, con la sua potenza che salva. I dodici Apostoli, di cui ci parla il Vangelo di oggi (cfr Mt 10,1-7), hanno avuto la grazia di incontrarlo fisicamente in Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato. Lui li ha chiamati per nome, ad uno ad uno – lo abbiamo sentito –, guardandoli negli occhi; e loro hanno fissato il suo volto, hanno ascoltato la sua voce, hanno visto i suoi prodigi. L’incontro personale con il Signore, tempo di grazia e di salvezza, comporta la missione: «Strada facendo – li esorta Gesù – predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino» (v. 7). Incontro e missione non vanno separati.

Questo incontro personale con Gesù Cristo è possibile anche per noi, che siamo i discepoli del terzo millennio. Protesi alla ricerca del volto del Signore, lo possiamo riconoscere nel volto dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli stranieri che Dio pone sul nostro cammino. E questo incontro diventa anche per noi tempo di grazia e di salvezza, investendoci della stessa missione affidata agli Apostoli.

Oggi ricorre il settimo anno, settimo anniversario della mia visita a Lampedusa. Alla luce della Parola di Dio, vorrei ribadire quanto dicevo ai partecipanti al meeting “Liberi dalla paura” nel febbraio dello scorso anno: «L’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo. Ce l’ha detto Lui stesso. È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare. E se avessimo ancora qualche dubbio, ecco la sua parola chiara: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40)».

«Tutto quello che avete fatto…», nel bene e nel male! Questo monito risulta oggi di bruciante attualità. Dovremmo usarlo tutti come punto fondamentale del nostro esame di coscienza, quello che facciamo tutti i giorni. Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti. «Tutto quello che avete fatto… l’avete fatto a me».

Ricordo quel giorno, sette anni fa, proprio al Sud dell’Europa, in quell’isola… Alcuni mi raccontavano le proprie storie, quanto avevano sofferto per arrivare lì. E c’erano degli interpreti. Uno raccontava cose terribili nella sua lingua, e l’interprete sembrava tradurre bene; ma questo parlava tanto e la traduzione era breve. “Mah – pensai – si vede che questa lingua per esprimersi ha dei giri più lunghi”. Quando sono tornato a casa, il pomeriggio, nella reception, c’era una signora – pace alla sua anima, se n’è andata – che era figlia di etiopi. Capiva la lingua e aveva guardato alla tv l’incontro. E mi ha detto questo: “Senta, quello che il traduttore etiope Le ha detto non è nemmeno la quarta parte delle torture, delle sofferenze, che hanno vissuto loro”. Mi hanno dato la versione “distillata”. Questo succede oggi con la Libia: ci danno una versione “distillata”. La guerra sì è brutta, lo sappiamo, ma voi non immaginate l’inferno che si vive lì, in quei lager di detenzione. E questa gente veniva soltanto con la speranza e di attraversare il mare.

La Vergine Maria, Solacium migrantium, ci aiuti a scoprire il volto del suo Figlio in tutti i fratelli e le sorelle costretti a fuggire dalla loro terra per tante ingiustizie da cui è ancora afflitto il nostro mondo.

 

29 giugno 2020 – “Ripresa economica: puntare sul rinnovabile è possibile e vantaggioso. Vi spiego come”. Un articolo di Mario Agostinelli per Il Fatto Quotidiano

“Ripresa economica: puntare sul rinnovabile è possibile e vantaggioso. Vi spiego come.”

Leggi l’articolo di Mario Agostinelli sul blog del Il fatto quotidiano.