26 marzo 2020 – Una riflessione dal lockdown

Mario Agostinelli

“Ho contribuito a dar corpo a un nucleo di pensiero nato attorno all’enciclica Laudato si’, un capovolgimento dell’antropocentrismo che vede l’atteggiamento di rispetto tra esseri umani e natura, e tra esseri umani tra loro, come elemento essenziale della politica, perché ‘nulla in questo mondo ci risulta indifferente’.

Mai come in questi lunghi giorni di lockdown ho sentito attorno a me affetto, umanità e natura. Le attenzioni dei nipoti, che hanno inventato per me giochi e strumenti digitali per forare la solitudine. I colori del Monte Rosa davanti alle finestre di casa, quando si illumina al tramonto. Un sentimento di vicinanza per chi è debole e malato, trattato da scarto.

L’idea di famiglia non come forma di corporativismo ma come consapevolezza di essere parte di un’unità che si trova su un punto molto esposto, a rischio di collasso climatico e ambientale, dove le nuove generazioni sono particolarmente vulnerabili. È da qui che occorre ricominciare”.

 

20 aprile 2020 – Rilancio della lettera aperta

Rilancio della lettera aperta del 21 marzo per bloccare tutte le attività non essenziali

e una nota di Virginio Colmegna

Sabato 21 marzo abbiamo sottoscritto la lettera aperta lanciata da alcuni membri dell’associazione Laudato sì per dare voce e sostenere la giusta rivendicazione di sospendere l’attività, portata avanti da molti lavoratori – alcuni dei quali già scesi in sciopero – costretti a lavorare fianco a fianco in aziende e processi produttivi non indispensabili e a ritrovarsi ammassati nei mezzi di trasporto utilizzati per andare e tornare dal lavoro. Questo appello ha riscosso adesioni assai significative: lo riportiamo più sotto con le nuove firme, tra le quali compaiono anche le prime adesioni di rappresentanti sindacali di differenti organizzazioni.

Nel frattempo, anche le confederazioni CGIL, CISL e Uil hanno deciso in modo unitario di chiedere al Governo la chiusura temporanea di tutte le lavorazioni non essenziali. Al termine dell’incontro, il Presidente del Consiglio ne annunciava il fermo, ma questa decisione ha incontrato, prima e dopo il suo annuncio, la netta opposizione di Confindustria che, anche con una lettera del suo Presidente, anteponeva la salvaguardia della continuità produttiva a quella della salute dei lavoratori, delle loro famiglie e della collettività tutta. Così il decreto governativo – pubblicato a distanza di un giorno – consente la prosecuzione delle attività nella quasi generalità dei settori, fino ad includervi persino l’industria bellica. Il fatto che l’industria delle armi continui ad essere promossa e mantenuta in attività è uno scandalo al cospetto degli ammalati e delle vittime, del mondo ospedaliero, delle lavoratrici e dei lavoratori chiamati a rischiare il contagio pur di non fermare la produzione di strumenti di morte.

Non sappiamo attraverso quali meccanismi si sia arrivati a una conclusione che contraddice gli impegni presi con i sindacati (non esistono verbali del confronto), tanto che questi si sono detti pronti a mettere in atto uno sciopero generale; ma tutto il processo decisionale appare viziato da una grave mancanza di trasparenza e da un insufficiente rispetto della salute dei lavoratori e della collettività. Trasparenza e rispetto che dovrebbero accompagnare tutte le procedure attraverso cui il Governo e le sue agenzie decidono i provvedimenti di contenimento della pandemia, che avvengono invece senza il parere di un organismo di controllo tecnico-scientifico indipendente, in presenza di un sistema sanitario spogliato dai successivi tagli subiti negli ultimi decenni, fino a giungere all’attuale mancanza di ogni possibilità di dotarsi per tempo degli indispensabili presidi a tutela della salute pubblica.

Contro le “maglie” decisamente troppo larghe del decreto governativo, gli scioperi in fabbriche e aziende si sono moltiplicati per iniziativa diretta delle lavoratrici e dei lavoratori con i loro rappresentanti. Esprimiamo loro la nostra solidarietà e diamo sostegno alla loro rivendicazione di avere voce in capitolo nel decidere che cosa è essenziale e che cosa no delle produzioni e delle attività in cui sono impegnati in ogni azienda. Auspichiamo che questa iniziativa sia la premessa perché sin da ora l’economia possa imboccare un percorso radicalmente diverso da quello che ci ha condotto all’attuale catastrofe, grazie a una riconquistata capacità dei lavoratori di far valere le loro ragioni insieme a quelle della collettività, sia nelle aziende che nella società. La ricomposta unità nella lotta per la sicurezza e la salute – dai rider senza tutele ai nuclei più organizzati di metalmeccanici, chimici e tessili – lascia sperare in un fronte attorno cui possa crescere la presa di coscienza di tanti movimenti, associazioni e corpi sociali alla ricerca un diverso rapporto con la natura anche per contrastare il cambiamento climatico e promuovere una vera riconversione ecologica.

RILEGGI LA LETTERA APERTA

La nota di Virginio Colmegna sula lettera aperta per la chiusura delle attività produttive

Quanto stiamo vivendo è tragicamente capace di portare sgomento, lasciandoci senza parole. Eppure non possiamo permetterci di essere testimoni muti di decisioni irresponsabili nè essere completamente disorientati in preda allo sgomento.

Viviamo giorni surreali in cui la distanza è la maggior forma di vicinanza nei confronti di se stessi, degli altri e di tutta la collettività. Questa emergenza sanitaria sta aprendo una nuova visione del mondo basata non più sulla centralità dell’io, bensì sulla centralità del noi, ossia sull’imprescindibilità di una dimensione collettiva e plurale per immaginare un futuro. Un futuro che trova il suo fondamento nell’universalità dei diritti costituzionalmente riconosciuti e nel rispetto del valore dei beni comuni.

Ritorna centrale, in questa pandemia, il grande insegnamento dell’enciclica Laudato Si’ che ci fa riscoprire essere parte di uno stesso mondo globale, inevitabilmente interconnesso. Il suo monito fondato sulla necessità di un cambiamento di rotta nel cammino dell’umanità ritorna ad essere quanto mai urgente e puntuale in questi giorni. Un monito che possiamo accogliere e pensare di compiere, se ad agire siamo insieme. Lo stiamo imparando (o rimparando) bene in questi giorni, dove abbiamo capito che, per sconfiggere il virus, serve l’impegno, la collaborazione e la resistenza di tutti, nessuno escluso.

Le rinunce e i sacrifici sono in nome di un bene comune. Si esplica quindi una nuova socialità oggi testimoniata dalle azioni coscientemente solidali che si stanno dispiegando su tutto il territorio nazionale. L’esempio più straordinario ci arriva dai reparti ospedalieri, dove gli operatori sanitari – medici, infermieri e pazienti – dimostrano un coraggio che alimenta la speranza.

Vi è poi anche un’altra grande solidarietà alla quale dobbiamo essere ugualmente tanto grati. Una solidarietà che non compare in prima linea, bensì nelle retrovie e non per questo meno importante. Mi riferisco agli operatori e ai volontari che impegnati nei servizi di cura e nelle realtà comunitarie stanno oggi, con professionalità e devozione, improvvisando nuove forme per garantire, nel rispetto delle norme di sicurezza, aiuto e presenza a chi è più fragile e in difficoltà.

Non possiamo che far tesoro di questa esperienza e di tutte quelle forze innovative e spontanee che stanno dimostrando l’esistenza e la ricchezza di un tessuto sociale coeso e solidale. Dobbiamo però prestare molta attenzione: se davvero vogliamo dare vita ad una nuova visione del mondo non più fondata sul comportamento umano individualistico, allora dobbiamo lavorare da subito e con radicalità.

Diciamolo forte e chiaro: di fronte alla pandemia non siamo tutti uguali e le misure che fronteggiano questa emergenza rischiano di provocare fratture inique nella società. In queste misure, c’è chi è dentro e chi rimane fuori. Mi riferisco a tutto un mondo di lavoratori, italiani e stranieri, la cui funzione è essenziale, eppure spesso rimane invisibile e non tutelata. Penso ai lavoratori saltuari, agli impiegati nei supermercati, agli operatori della grande distribuzione, agli operai, ai rider, ai fattorini, ai facchini, ai lavoratori nell’agricoltura, ai care-giver, agli operatori nell’accoglienza, ecc. ecc. Penso a tutte quelle persone insomma che lavorano in condizioni vulnerabili, precarie o irregolari per i quali proteggersi diventa difficile, se non impossibile.

In questi giorni si è a lungo dibattuto su quali fossero i beni e i servizi essenziali per i quali continuare la produzione. Non tocca a noi decidere quale sia l’essenzialità di questi beni e di questi servizi, tuttavia reputo fondamentale che, nella garanzia di un processo trasparente e condiviso delle informazioni, venga ascoltata la voce dei diretti interessati. Emerge un vivace protagonismo da parte delle lavoratrici e dei lavoratori che merita di essere valorizzato poiché esso non è espressione egoistica della difesa della propria sopravvivenza, ma salvaguardia del diritto alla salute e tutela della sicurezza e del benessere della collettività intera.

Abbiamo bisogno di nuove consapevolezze e responsabilità, come società e soprattutto come istituzioni rappresentanti questa società. Un segno positivo ed incoraggiante che guardo come accadimento nuovo nelle coscienze arriva dalle numerose persone che hanno prontamente aderito alla lettera-appello dell’Associazione Laudato Si’. Questa lettera, insieme alle posizioni del sindacato unito nelle sue configurazioni, suggerisce una strada diversa, per un cambiamento radicale, affinché il “dopo” non torni ad essere uguale al “prima”.

Virginio Colmegna Associazione Laudato Sì, Alleanza per il clima, la cura della Terra, la giustizia sociale

22 marzo 2020 – Dalla Lombardia una richiesta per tutta l’Italia. Ora.

LETTERA APERTA

22 marzo 2020

La situazione drammatica che vive in questo momento la Lombardia non consente ulteriori rinvii rispetto all’assunzione di provvedimenti che si pongano l’obiettivo di contrastare in ogni modo la pandemia del Covid-19.

In Lombardia si concentrano quasi la metà dei casi registrati di Covid-19 – ventimila persone al 19 marzo – e quasi i due terzi delle persone decedute, rispetto all’insieme del paese.

Numeri che vengono considerati pesantemente sottostimati, in particolare nelle province più colpite, per le tantissime persone anziane che muoiono in casa o nelle residenze assistite senza che venga eseguito il tampone.

Sono colpiti gravissimamente medici, infermieri, operatori sanitari, molti ospedali non sono ormai più in grado di assicurare posti letto e risposte adeguate. Sono strazianti le scene che abbiamo visto in questi giorni.

Si è scritto che il 40% dei lombardi non rispetta l’obbligo di restare a casa. Chiediamoci il perché. In tutta la Lombardia – comprese le province maggiormente toccate dall’epidemia, e l’area metropolitana di Milano – centinaia di migliaia di persone sono costrette a spostarsi ogni giorno usando treni, autobus e metro per paura di perdere il lavoro, a causa di imprenditori sordi alla necessità di chiudere produzioni non essenziali.

Non è possibile rispettare le norme di sicurezza negli spostamenti, né è possibile verificare il rispetto del “distanziamento sociale” nelle tante realtà produttive della regione, specie in quelle piccole e piccolissime, dove i lavoratori operano gomito a gomito nelle fabbriche e negli uffici.

Cosa può pensare un lavoratore costretto a rischiare il contagio pur di non perdere il lavoro, vedendo la scritta luminosa “State a casa” sul palazzo della Regione Lombardia?

Non è accettabile che il profitto degli imprenditori abbia la meglio sulla salute dei lavoratori e sulla sicurezza sanitaria della collettività.

Di fronte alla morte di un terzo delle vittime registrate ora in Italia, nella provincia cinese dello Hubei è stata presa la decisione di chiudere tutte le fabbriche, insieme agli uffici pubblici e privati. È inaccettabile che una retorica della “produttività lombarda” divenga il veicolo del virus.

Chiediamo alle istituzioni centrali e locali di tutelare la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici delle industrie e dell’indotto, imponendo immediatamente la chiusura di tutte le attività non considerate rigorosamente necessarie, e garantendo la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale a chi, per il bene della collettività, è chiamato a continuare le produzioni ritenute indispensabili. ORA.

Silvio Garattini, Virginio Colmegna, Daniela Padoan, Mario Agostinelli, Emilio Molinari, Simona Sambati, Oreste Magni, Guido Viale, Moni Ovadia, Antonio Pizzinato, Gad Lerner, Luigi Manconi, Laura Cima, Benedetto Saraceno, Francesco Maisto, Grazia Francescato, Gianni Tognoni, Piero Bevilacqua, Paolo Cacciari, Lea Melandri, Marco Revelli, Tonino Perna, Tomaso Montanari, Roberta Turi, Enzo Scandurra, Roberta Fantozzi, Aldo Bonomi, Riccardo Petrella, Laura Marchetti, Ignazio Masulli, Alfonso Gianni, Paolo Favilli, Raffaella Bolini, Vittorio Agnoletto, Gino Strada, Franco Arminio, Leonardo Caffo, Battista Sangineto, Piero Di Siena, Vezio De Lucia, Graziella Tonon, Giancarlo Consonni, Alberto Magnaghi, Paolo Lucchesi, Angelo Consoli, Walter Ganapini, Alessandro Pagano, Vittorio Bellavite, Paolo Mattiello, Marco Bentivogli, Christian Gambarelli, Andrea Donegà, Andrea Ascari, Debora Rizzuto, Bruno Ravasio, Enrico Vacca, Omar Cattaneo, Giuseppe Rossi, Vittorio Cantoni, Mario Mangili, Jose Luis Tagliaferro, Maria Carla Baroni, Gioacchino Garofoli, Alfiero Grandi, Franco Padella, Danilo Tosarelli, Gianfranco Prini, Elio Pagani, Marco D’Isanto, Paola Regina, Nicolò Di Stefano, Bruno Hassemer, Pierantonio Montecucco, Enrico Pugliese, Anna Donati, Giuseppe De Marzo, Laura Quagliolo, Licia Roselli

Leggi l’articolo completo su “Il Manifesto”

2 marzo 2019 – Manifestazione “Prima le persone”

Associazione Laudato Si’ alla manifestazione ‘Prima le persone’ – Milano, 2 marzo 2019

L’Italia antirazzista e solidale ha riempito le strade di Milano. Una grandissima folla serena e solida che non insegue le schermaglie del giorno ma indica la possibilità di un orizzonte plurale, colorato, creativamente partecipativo. Un popolo non populista ma democratico e consapevole della posta in gioco.

11 gennaio 2019 – Associazione Laudato Si’ a Germignaga per l’incontro “L’Europa ha un cuore?”

Una comunità che fa rete e non (solo) associazioni che si mettono in rete – Gianfranco Malagola

In questi ultimi anni si parla spesso di migranti come di un’emergenza nazionale. Quasi mai si parla delle condizioni che obbligano ad emigrare, dell’intersecarsi di cause concomitanti come le guerre, i disastri climatici, la fame e la povertà. Si preferisce evocare la paura ed i pregiudizi sui migranti anziché ragionare sul modo di trasformare un problema in un’opportunità per tutti, noi e loro.
E così quasi mai si parla dell’impegno e delle azioni di tante associazioni che da anni si occupano di immigrazione ed accoglienza, partendo dagli squilibri Nord-Sud, passando per la cooperazione allo sviluppo fino ai progetti di buona accoglienza ed integrazione che si portano avanti nel nostro territorio.
Nasce quindi la necessità di relazionarsi, di confrontarsi, di far conoscere queste attività; questa esigenza è stata recepita con grande entusiasmo da più di venti associazioni del territorio (ed altre ancora se ne aggiungeranno) che hanno deciso di organizzare un incontro pubblico presso la Colonia Elioterapica di Germignaga venerdì 11 gennaio 2019 alle ore 20.30 dal titolo: L’Europa ha un cuore? Immigrazione e accoglienza nell’Alto Verbano.
Tutte queste associazioni e organizzazioni hanno capito come sia importante mettere in relazione tutte queste iniziative e verificare la possibilità di creare una rete, ovvero una Comunità Attiva e Operosa che sappia sempre più trovare un agire collettivo basato sulla fiducia nelle relazioni e sui processi di condivisione.
Tutto ciò comporta impegni e cambiamenti di stili di vita per un crescere comune; se tutto questo viene fatto mettendo in rete tutte le potenzialità presenti nel territorio, allora emergeranno tutte quelle sinergie che danno un elevato valore aggiunto alle singole azioni. Una Comunità Attiva ha la forza di affrontare le sfide del futuro con un agire comune, trasformando i problemi in opportunità di crescita, di condivisione e di pace.
E l’Europa non può dimenticare di essere la terra dell’umanesimo, la madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità ed i diritti dei loro fratelli. Ora l’Europa si trova ad essere l’approdo di una umanità in cerca non più e non solo di un lavoro, ma di protezione, perché in fuga da guerre e da disastri ambientali, da un mondo e da un territorio in cui la vita è messa a rischio.
Dobbiamo dunque chiederci: cosa deve e può fare l’Europa per diventare una delle tanti grandi case dell’abitare? In che modo può contribuire a ridare voce e garantire l’affettuoso abbraccio inclusivo della Madre Terra?
Questo interrogativo sul futuro dell’Europa lo approfondiremo la sera dell’11 gennaio grazie al contributo della scrittrice e giornalista Daniela Padoan, che ha pubblicato innumerevoli libri sul tema della migrazione e del razzismo ed è presidente dell’Associazione “Laudato si’”.
Seguiranno le testimonianze di tante associazioni che nel nostro territorio mettono in pratica una buona accoglienza, quell’integrazione e condivisione con la popolazione locale che è fondamentale per abbattere la paura ed il pregiudizio, una volontà di capire e di comprendere la cultura e le tradizioni dell’Africa. Si proporrà quindi la costruzione di una Comunità Attiva che sarà sicuramente in grado di affrontare il problema dell’immigrazione e dell’accoglienza con una visione più allargata e fiduciosa, contando sul contributo di tutti e sull’agire condiviso.
Le associazioni che sostengono l’iniziativa sono:
– Osservatorio Felice Cavallotti;
– Associazione Costruttori di Pace;
– Cooperativa Sociale Agrisol Servizi;
– Fondazione Asilo Mariuccia;
– Banca del Tempo – Città di Luino;
– ACLI – Zona di Luino
– AISU (Associazione Interculturale per lo Sviluppo Umano);
– Associazione Solaris;
– Associazione Donna Sicura;
– A.GE.VA (Associazione GEnitori della VAltravaglia)
– Associazione CEPPAIE;
– AGESCI – Gruppo Scout Luino 1
– Liceo Scientifico “Sereni” – Luino;
– Croce Rossa Italiana – Comitato di Luino e Valli
– Cooperativa Sociale GIM-TERREdiLAGO
– Chiesa Valdese di Luino;
– Caritas Ambrosiana Decanale
– Decanato di Luino
– Comune di Germignaga (patrocinio)