BLOCCARE TUTTE LE ATTIVITA’ NON ESSENZIALI – DALLA LOMBARDIA UNA RICHIESTA PER TUTTA L’ITALIA. ORA.

LETTERA APERTA

21 marzo 2020

La situazione drammatica che vive in questo momento la Lombardia non consente ulteriori rinvii rispetto all’assunzione di provvedimenti che si pongano l’obiettivo di contrastare in ogni modo la pandemia del Covid-19.

In Lombardia si concentrano quasi la metà dei casi registrati di Covid-19 – ventimila persone al 19 marzo – e quasi i due terzi delle persone decedute, rispetto all’insieme del paese.

Numeri che vengono considerati pesantemente sottostimati, in particolare nelle province più colpite, per le tantissime persone anziane che muoiono in casa o nelle residenze assistite senza che venga eseguito il tampone.

Sono colpiti gravissimamente medici, infermieri, operatori sanitari, molti ospedali non sono ormai più in grado di assicurare posti letto e risposte adeguate. Sono strazianti le scene che abbiamo visto in questi giorni. 

Si è scritto che il 40% dei lombardi non rispetta l’obbligo di restare a casa. Chiediamoci il perché. In tutta la Lombardia – comprese le province maggiormente toccate dall’epidemia, e l’area metropolitana di Milano – centinaia di migliaia di persone sono costrette a spostarsi ogni giorno usando treni, autobus e metro per paura di perdere il lavoro, a causa di imprenditori sordi alla necessità di chiudere produzioni non essenziali.  

Non è possibile rispettare le norme di sicurezza negli spostamenti, né è possibile verificare il rispetto del “distanziamento sociale” nelle tante realtà produttive della regione, specie in quelle piccole e piccolissime, dove i lavoratori operano gomito a gomito nelle fabbriche e negli uffici.

Cosa può pensare un lavoratore costretto a rischiare il contagio pur di non perdere il lavoro, vedendo la scritta luminosa “State a casa” sul palazzo della Regione Lombardia?

Non è accettabile che il profitto degli imprenditori abbia la meglio sulla salute dei lavoratori e sulla sicurezza sanitaria della collettività.

Di fronte alla morte di un terzo delle vittime registrate ora in Italia, nella provincia cinese dello Hubei è stata presa la decisione di chiudere tutte le fabbriche, insieme agli uffici pubblici e privati. È inaccettabile che una retorica della “produttività lombarda” divenga il veicolo del virus.

Chiediamo alle istituzioni centrali e locali di tutelare la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici delle industrie e dell’indotto, imponendo immediatamente la chiusura di tutte le attività non considerate rigorosamente necessarie, e garantendo la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale a chi, per il bene della collettività, è chiamato a continuare le produzioni ritenute indispensabili. ORA.

Silvio Garattini

Virginio Colmegna

Daniela Padoan

Mario Agostinelli

Emilio Molinari

Simona Sambati

Oreste Magni

Guido Viale

Moni Ovadia

Antonio Pizzinato

Gad Lerner

Luigi Manconi

Laura Cima

Benedetto Saraceno

Francesco Maisto

Grazia Francescato

Gianni Tognoni

Piero Bevilacqua

Paolo Cacciari

Lea Melandri

Marco Revelli

Tonino Perna

Tomaso Montanari

Roberta Turi

Enzo Scandurra

Roberta Fantozzi

Aldo Bonomi

Riccardo Petrella

Laura Marchetti

Ignazio Masulli

Alfonso Gianni

Paolo Favilli

Raffaella Bolini

Vittorio Agnoletto

Gino Strada

Franco Arminio

Leonardo Caffo

Battista Sangineto

Piero Di Siena

Vezio De Lucia

Graziella Tonon

Giancarlo Consonni

Alberto Magnaghi

Paolo Lucchesi

Angelo Consoli

Walter Ganapini

Alessandro Pagano

Vittorio Bellavite

Paolo Mattiello

Marco Bentivogli

Christian Gambarelli

Andrea Donegà

Andrea Ascari

Debora Rizzuto

Bruno Ravasio

Enrico Vacca

Omar Cattaneo

Giuseppe Rossi

Vittorio Cantoni

Mario Mangili

Jose Luis Tagliaferro

Maria Carla Baroni

Gioacchino Garofoli

Alfiero Grandi

Franco Padella

Danilo Tosarelli

Gianfranco Prini

Elio Pagani

Marco D’Isanto

 Paola Regina,

Nicolò Di Stefano

 Bruno Hassemer

Pierantonio Montecucco

Enrico Pugliese

Anna Donati

Giuseppe De Marzo

Laura Quagliolo

Licia Roselli

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