Locandina

CLIMA

ANDREA DONEGÁ (segretario Fim Cisl Lombardia)

Abbiamo il dovere di ricostruire speranza tra le persone, asciugando la pozzanghera di malessere e rancore che alimenta il populismo e l’egoismo e riuscendo nella difficile, ma necessaria, missione di “globalizzare la solidarietà” come ci invita Francesco. Un papa che siamo fortunati e felici di poter avere e ascoltare ma che rende drammaticamente evidente il vuoto di pensiero e azione della Politica che sembra aver abdicato a queste tematiche.
La rigenerazione della società non può che passare dal lavoro che è lo strumento per promuovere cittadinanza e dignità, quel lavoro che deve essere “libero, creativo, partecipativo e solidale”, che realizza la persona nella sua emancipazione e libertà.
La rigenerazione della società non può che passare dal lavoro che è lo strumento per promuovere cittadinanza e dignità, quel lavoro che deve essere “libero, creativo, partecipativo e solidale”, che realizza la persona nella sua emancipazione e libertà. Se pensiamo al tema dell’ambiente non possiamo non vederne gli stretti collegamenti sia con il fenomeno delle migrazioni che con il tema del lavoro stesso. I disastri ambientali, dovuti al mancato rispetto della Madre Terra, per mano soprattutto del mondo “ricco”, sono, infatti, una delle cause che spingono le persone a lasciare la propria terra; entro la fine del secolo, l’Africa, ci dicono i mega-trend, diventerà un continente abitato da quattro miliardi di persone, ognuna con il diritto di vivere una vita dignitosa. È evidente che chiudere i porti e urlare “prima gli italiani” sono slogan che evidenziano, quantomeno, ignoranza sul tema. Di contro, noi viviamo nella nazione che sta marciando inesorabile verso il precipizio demografico, nel continente che più sta invecchiando: nel 2032, nel nostro Paese, il numero dei settantacinquenni supererà quello dei trentacinquenni. Sarebbe interessante analizzare se in Italia si fanno pochi figli perché abbiamo paura di consegnare loro un futuro incerto e problematico o se il fatto di non fare figli produce scenari futuri inquietanti. In entrambi i casi, senza un’inversione di tendenza repentina e decisa, avremo grossi problemi di tenuta sociale e di sostenibilità del welfare. Ecco perché diventerebbe fondamentale una gestione virtuosa del fenomeno delle migrazioni, una gestione che sappia coniugare emergenza demografica, sostenibilità del sistema e accoglienza. Esistono già esempi di questo tipo, basti ricordare i Comuni del Welcome che hanno ripopolato i borghi del beneventano attraverso un’accoglienza intelligente che ha rimesso in moto anche un sistema economico azzerato dall’emigrazione di giovani, e meno giovani, italiani partiti in cerca di fortuna.
Sono convinto che abbiamo il dovere di riequilibrare, con le nostre azioni, le ingiustizie prodotte dalla lotteria del passaporto. Dal punto di vista del lavoro, invece, è necessario un intreccio sempre più forte con le tematiche ambientali, per tenere insieme, come dice Papa Francesco, un nuovo paradigma di sviluppo con gli impatti etici e sociali, riuscendo a combattere la negazione, l’indifferenza, la rassegnazione, favorendo la fiducia in soluzioni positive.
Quanto successo in Ilva, in tutti questi anni, è l’esempio concreto di questo ragionamento che ha evidenziato come, purtroppo, nel nostro Paese, lavoro-ambiente-salute siano elementi alternativi e contrastanti che riducono ogni ragionamento alla scelta, cruda, tra morire di fame o morire di malattia. Un’alternativa inconcepibile, figlia di una cattiva politica e di una mancanza di investimenti in questa direzione anche all’epoca dell’Ilva “pubblica”. Con l’ultimo accordo sindacale, invece, si è riusciti a voltare pagina, dando avvio a un percorso, basato su importanti investimenti e nuove tecnologie, che renderà possibile continuare a produrre acciaio avendo a cuore l’ambiente circostante e la salute delle persone. È la dimostrazione di quanto sia fondamentale avere una visione prospettica e di sistema che, purtroppo, la politica sembra non avere ancora. Ne è un esempio lampante l’ecotassa del governo sulle auto inquinanti, una misura che produrrà danni al settore auto in Italia e all’occupazione e che ha già creato un clima di incertezza che frena gli investimenti e rallenta i consumi mancando, tra l’altro, il traguardo della produzione di auto elettriche; un obbiettivo importante che, per essere centrato, va accompagnato con la realizzazione di un ecosistema di sostenibilità che tenga insieme tecnologie, reti di distribuzione dell’energia, sistemi di smaltimento delle batterie, implementazione delle colonnine di ricarica, formazione e riqualificazione sia degli impianti che delle persone, solo per citare alcune tappe. Ecco perché, per noi, diventa fondamentale porsi degli obbiettivi a medio termine per poter imboccare la strada del futuro, accompagnando i processi ed evitando quegli strappi che fanno bene ai convegni ma che ci portano fuori strada, parcheggiandoci su posizioni massimaliste e velleitarie: servono investimenti in reti e in energie rinnovabili; è necessario porsi l’obbiettivo di superare l’utilizzo del carbone entro il 2025; è urgente ridurre il gap, con gli altri paesi, del prezzo e del costo dell’energia; occorre rafforzare l’indipendenza energetica dell’Italia garantendoci sicurezza nell’approvvigionamento e favorendo la specializzazione industriale del nostro Paese.
La Fim Cisl, da tempo, ha aperto dei varchi su queste tematiche. Fondamentale, ad esempio, il ruolo attivo nella pratica del “voto col portafoglio” teorizzato e promosso dall’economista Leonardo Becchetti e che per noi è diventato un nuovo strumento di lotta sindacale. In pratica si tratta di uno strumento di partecipazione civile attraverso il quale i cittadini, ogni giorno, con i propri consumi, possono premiare le imprese sostenibili dal punto di vista economico, sociale e ambientale dirottando verso queste la propria spesa. È la via pratica con la quale è possibile riprendere in mano il mercato, orientandone le scelte e condizionando anche la Politica. Questa, inoltre, potrà diventare la risposta, concreta e percorribile, alternativa alla logica perversa e perdente dei dazi se sapremo spostare la competitività delle imprese sul terreno della sostenibilità, garantendo misure fiscali di favore a quel tipo di imprese, vincendo la scommessa di rendere la sostenibilità stessa conveniente per tutti. È peraltro dimostrato che le imprese sostenibili dal punto di vista ambientale sono quelle che hanno miglior efficienza e maggiore produttività. Ecco perché il “voto col portafoglio” può diventare la chiave che ci da accesso, allo stesso tempo, alla dimensione etica ed economica.
Pepe Mujica, che la Fim ha avuto l’onore di ospitare in un convegno la scorsa estate, ricorda che ai tempi della sua giovinezza si conviveva con il terrore dell’olocausto ambientale, un vero e proprio deterrente che si muoveva dalla consapevolezza della catastrofe possibile; per gli stessi motivi, secondo lui, i giovani, oggi, devono vivere con il terrore dell’olocausto ambientale, sentimento necessario per agire e pensare in modo da mettere al centro la sostenibilità ambientale.
Dobbiamo fare nostro l’allarme lanciato da Greta Thunberg, la ragazzina svedese che ogni venerdì “sciopera” saltando la scuola per protestare contro il disinteresse politico ai temi ambientalisti perché, dice, è inutile studiare mentre “ci state rubando il futuro”. Noi abbiamo ricevuto il mondo in prestito dai nostri figli. Dobbiamo riconsegnarlo loro meglio di come lo abbiamo ricevuto. Abbiamo le forze e le intelligenze per poterlo fare.