Locandina

EDUCAZIONE, COMUNICAZIONE, RESISTENZA

ROBERTO GIUDICI (FIOM, Zona 8 Solidale).

Mi è stato chiesto di intervenire in merito all’esperienza del comitato “Zona Otto Solidale” quale momento significativo e anche positivo di resistenza solidaristica in materia di accoglienza, in contrapposizione alle organizzazioni neofasciste attive in questo quartiere di Milano ma vorrei fare una premessa. La scelta di inserire la tematica ANTIFASCISTA in questa bellissima e articolata giornata mi pare il coronamento dell’idea straordinaria e strategica, a mio modo di vedere, di “circolarità e connessione” , che ha caratterizzato tutte le analisi e gli interventi del convegno. Si sono ripetuti termini fondamentali quali uguaglianza/sottomissione/sfruttamento/diritti/imposizione/scarto, tutti declinati stupendamente dalle relazioni in riferimento alle persone ma anche agli animali, alle cose, all’ambiente, ai territori. Se ci pensate, la loro connessione ed il loro operare sfocia inesorabilmente sul terreno politico nell’erosione profonda dei sistemi democratici intesi come strutture del vivere comune nelle diversità degli interessi, delle religioni, delle tradizioni, e oggi, nella possibilità di continuare a vivere questo pianeta, Non a caso la disumanizzazione massima e drammatica del concetto di “scarto” è stata teorizzata ed elevata a sistema dal nazismo nei campi di sterminio. Per il nazifascismo il concetto di diversità è sinonimo di superiorità/inferiorità/sottomissione, con tutto quello che di infausto ne consegue. Anche oggi, questo sistema di sfruttamento globale, come abbiamo puntualmente denunciato, produce tra i primi “scarti” sicuramente i diritti; quindi la consapevolezza della difesa della democrazia e la necessità della elaborazione di un antifascismo moderno sono assolutamente parte di questa discussione. Sarebbe stata importante e fruttuosa la presenza dell’ANPI a questa giornata. L’esperienza del Comitao Zona 8 Solidale a Milano nasce dalla necessità immediata di contrastare l’attivismo fascista e leghista concentrato contro l’apertura di un Cas per l’accoglienza di 300 richiedenti asilo in una ex caserma della zona. Sono le stesse giornate in cui sempre forze di estrema destra avevano inscenato una protesta nella cittadina di Goro impedendo l’arrivo di alcuni rifugiati e anche da noi Salvini scese in campo in prima persona e i fascisti raccolsero migliaia di firme seminando paura e allarme tra i cittadini. Per questo costituimmo subito un comitato in solidarietà ai nuovi cittadini in arrivo comprendente le associazioni della zona, l’ANPI, la Fiom, centri sociali e basammo fin da subito il nostro lavoro non sulla contrapposizione con la destra ma sull’interlocuzione con i cittadini; non negando e tanto meno condannando la paura e la perplessità delle persone toccate dalla propaganda fascista. Citando Don Colmegna abbiamo “gestito il conflitto con la cura dei sentimenti” e “puntato sulle risorse del territorio” lavorando con modalità e su concetti già presenti in altre relazioni di oggi. E’ piacevole constatare come tante pratiche e modelli di intervento siano già comuni in parti di Italia e in situazioni diverse, facciamone tesoro. Abbiamo lavorato sulla dicotomia accoglienza/respingimenti dichiarando ai cittadini il nostro impegno alla “gestione” dei problemi condannando lo schieramento ideologico e a priori; abbiamo cercato di rompere il muro della separatezza e della contrapposizione organizzando una grande festa di strada fuori dalla caserma all’ arrivo degli ospiti e chiesto da subito l’apertura della caserma ai cittadini, favorito e stimolato l’uscita degli ospiti e la loro partecipazione alla vita della zona organizzando loro interventi nelle scuole, eventi sportivi, corsi di lingua e avviamento al lavoro; anche stimolando la loro partecipazione a riunioni ed a iniziative. Abbiamo prospettato ai richiedenti asilo e ai cittadini la possibilità di una esperienza di “partecipazione” con l’idea di contribuire alla vita sociale della zona coniando lo slogan “Zona 8 siCura con la solidarietà” . Ci siamo comunque scontrati con le rigidità e le assurdità del “sistema accoglienza” relativamente alla permeabilità della caserma, alla gestione dei servizi interni e sopratutto relativamente alle modalità di trasferimento degli ospiti al momento della chiusura del Cas, caratterizzati dalla mancanza assoluta di preavviso, informazioni, indicazioni riguardo ai luoghi di destinazione; trattati veramente come pacchi postali senza alcuna sensibilità . Non tutto è andato bene quindi ma nella sostanza Lega e fascistume vario sono stati zittiti, richiedenti asilo e abitanti del quartiere hanno convissuto senza traumi e si è dimostrato nei fatti che un investimento vero sull’accoglienza sarebbe strategico per il buon vivere comune .