Locandina

VIVENTE

FRAANCESCO REMOTTI (professore emerito di Antropologia culturale Università di Torino)

1) Introdurre il tema della convivenza come obiettivo prioritario. Cfr. per esempio Michel de l’Hospital (1507-1573): “Ciò che importa non è sapere quale sia la vera religione, ma sapere come gli uomini possano vivere insieme”. Quali sono le condizioni che rendono possibile la convivenza tra gli esseri umani?

 

2) Per rispondere a questa domanda, a lungo abbiamo pensato che una condizione fondamentale per rendere possibile la convivenza tra gli esseri umani – a prescindere dai contesti storici e dalle dimensioni delle società – fosse un più equo accesso alle risorse siano esse materiali (la terra, l’acqua), siano esse spirituali (la cultura: fare, produrre, sviluppare, fruire cultura, ovvero la possibilità di coltivare lo spirito).

 

3) Altrettanto a lungo abbiamo pensato che un più equo accesso e una più equa distribuzione delle risorse fossero rese possibili da un maggiore sfruttamento della natura. Presupposto più o meno dichiarato di tipo teologico: secondo la Genesi, la natura è lì, offerta da Dio agli uomini affinché gli uomini – simili a Dio – la possano “dominare”, “soggiogare”, “sfruttare”. Versione non teologica dello stesso presupposto: indipendentemente dall’azione di Dio, la natura è comunque messa a disposizione di chi la sa sfruttare. Pensiamo al marxismo: un pensiero a cui sta a cuore l’equità nell’accesso alle risorse e pensa che tale equità si possa raggiungere mediante un più intenso sfruttamento della natura, uno sfruttamento razionale, scientifico, industriale. Si pensi all’Unione Sovietica e ai suoi processi di industrializzazione. Si pensi anche alla guerra contro la natura durante il regime di Mao Tse Dung. L’idea dell’Uomo Nuovo come dominatore della natura.

 

4) Oggi ci siamo ormai resi conto che questo sfruttamento forsennato delle risorse naturali si è trasformato non già in una condizione di possibilità della convivenza tra gli esseri umani, ma, al contrario, nel fattore più potente di un conflitto generalizzato. Il venir meno progressivo e inarrestabile delle risorse naturali, gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici – tutto ciò che si raccoglie sotto il concetto di Antropocene – ci obbligano a considerare come condizione decisiva della possibilità di convivenza tra gli esseri umani un mutamento radicale della nostra visione e del nostro rapporto con la natura.

 

5) La tesi principale del mio intervento vuole essere la seguente: condizione imprescindibile e preliminare che rende possibile la convivenza tra gli esseri umani è che in primo luogo si realizzino forme di convivenza con la natura.

 

6) Che cosa significa “convivenza con la natura”? Detto in maniera estremamente sintetica significa che la natura non è a nostra completa disposizione. Nelle loro ricerche sul concetto di persona gli antropologi hanno osservato che molte società estendono la nozione di persona ben al di là degli umani: piante, animali, colline anche loro sono persone e come tali hanno dei diritti. Studiare da parte nostra forme di convivenza con la natura significa approfondire il tema dei diritti naturali, nel senso dei diritti della natura, e nello stesso tempo trarre da altre società spunti di riflessione e altre visioni del mondo.

 

7) Studiare, reperire o inventare forme accettabili di convivenza con la natura significa interpellare direttamente il mondo scientifico ed economico e orientare decisamente le ricerche verso l’invenzione di tecniche che siano compatibili e rispettose nei confronti dei diritti naturali.

 

8) Ultima condizione: superare con un intenso e approfondito lavoro culturale la “grande cecità” di cui parla Amitav Ghosh, quella che ci impedisce di scorgere i gravi problemi che minacciano oggi le condizioni di vita degli umani, e anche di altre specie, sulla terra. Oggi, chi aspira a fare politica deve poter dimostrare di essere all’altezza di questi problemi, cioè di un futuro un po’ meno catastrofico per gli esseri umani.