Locandina

CLIMA

Karl Ludwig Schibel (coordinatore italiano dell’Alleanza per il Clima delle città europee).

Occuparsi del clima globale significa occuparsi delle comunità locali

1. Falsa fissazione sul livello globale I cambiamenti climatici sono un problema globale, ma non esiste un soggetto che a livello locale può rispondere in modo adeguato. Non c’è. Inutile invocarlo. Il discorso sul clima è troppo legato al processo internazionale, in primis le Conferenze delle Parti. Grandi dibattiti se la COP 24 del dicembre 2018 a Katowice in Polonia era un completo flop o un piccolo successo o addirittura un grande successo. Il bicchiere è mezzo pieno, è mezzo vuoto, è rotto. Nel caso migliore il processo internazionale stabilirà le regole, un quadro di riferimento per agire.

2. Renderci conto che il clima è un tema di alta priorità per pochi – molto pochi – e di bassa priorità per tutti gli altri Per noi che lavoriamo per la protezione del clima, la minaccia dei cambiamenti climatici è da molti anni il tema più importante in assoluto. Se continuiamo sulla strada attuale, in questo secolo la temperatura media salirà di 3,5 °C o più precisamente tra 2,5 °C e 4,4 °C. Così Hans Joachim Schellnhuber a Katowice. È in pericolo la base naturale della specie umana. Che cosa potrebbe essere più importante della sopravvivenza della specie umana? Fattualmente i cambiamenti climatici interessano in modo essenziale una piccola minoranza mentre per la stragrande maggioranza la questione clima non è un tema.

3. La centralità della questione climatica come ridefinizione di un rapporto (instabile e imprevedibile) tra abitanti e proprio territorio (Agostinelli) Se i cambiamenti climatici non interessano, che cosa interessa? Ce lo dicono le stesse inchieste che mettono i cambiamenti climatici al posto 17 su una scala di 18 priorità. Ai primi posti ci sono, anno dopo anno, economia, sistema sanitario, lavoro, previdenza sociale, povertà, terrorismo e anche – all’ottavo posto l’ambiente. I cambiamenti climatici puntualmente si trovano al penultimo posto, prima del commercio globale (grafico in nota).

4. Una nuova inquadratura della questione climatica Le politiche climatiche funzionano quando sono integrate nel mondo della vita di coloro che dovrebbero diventare attivi. Gli impegni che devono assumere per andare verso una società post carbonio devono avere senso in un orizzonte condiviso di ciò che considerano intuitivamente importante, legittimo, evidente. Le attività per la salvaguardia del clima per questo devono partire dalle comunità locali. Ciò che rende il livello locale così importante è che il locale è dove le persone lavorano, educano e vengono educate, godono e soffrono le loro vite ed è lì che cambieranno i loro modelli di consumo energetico e mobilità, i loro acquisti e le loro abitudini alimentari – se questi cambiamenti corrispondono alla loro interpretazione di una “buona vita” o meno patetico di una vita migliore. In un insieme di interessi personali – salute, un ambiente intatto, posti di lavoro, una buona qualità di vita, sicurezza – e impegno per un futuro sostenibile. Una casa ad alta efficienza energetica abbassa i costi energetici e aumenta il comfort, camminare o andare in bicicletta è salutare e divertente, mangiare meno carne o seguire una dieta vegetariana riduce i rischi di cancro al colon. Invece andare a Londra per il weekend a fare shopping non è solo negativo per il clima, ma alimenta un sentimento eterno di insoddisfazione, di desiderio di consumare sempre di più. Vi sono quindi interessi individuali molto concreti per vivere in modo sostenibile e buoni motivi morali per vivere una vita dignitosa. Papa Francesco lo dice molto bene: Pertanto, non basta più dire che dobbiamo preoccuparci per le future generazioni. Occorre rendersi conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l’umanità che verrà dopo di noi. È un dramma per noi stessi, perché ciò chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra. (160)

5. Uno nuova narrativa sul clima Come Alleanza per il Clima lavoriamo con i Comuni. La nostra dolorosa esperienza è che quando cambia il governo locale di un nostro membro passando da uno di sinistra a uno di destra, disdicono l’adesione alla nostra rete, Alleanza per il Clima. Perché? Perché la lotta ai cambiamenti climatici è roba di sinistra. Sa di internazionalismo, richiede la collaborazione globale, il sostegno dei deboli nel sud del mondo, mette in questione gli slogan come “America first” o “Prima gli Italiani”. Per Matteo Salvini i cambiamenti climatici sono una bufala per giustificare l’immigrazione clandestina, per Trump sono un trucco dei cinesi per indebolire l’America. Inutile voler controbattere con argomenti scientifici razionali questa visione. L’unica strada che vedo io è di cambiare narrativa. Abbiamo bisogno di una nuova narrativa per motivare le persone a combattere i cambiamenti climatici. Certo che l’appello alla responsabilità collettiva deve far parte del discorso, ma per attivare le persone ci vuole altro e di più. La salvaguardia del clima deve essere inserita in un discorso più ampio che si riferisca al mondo vitale delle persone. Una narrativa che parte dal quadro mentale delle persone che vuole raggiungere, dal desiderio per un ambiente sano, una casa, un posto di lavoro qualificato e stabile, un’infrastruttura che funzioni ed è al servizio dei cittadini. La protezione del clima a livello locale deve contribuire al miglioramento della vita delle persone e la narrativa deve partire dalla conversione ecologica dell’economia e della società sul luogo. Concludo con un esempio concreto su che cosa intendo: Alleanza per il Clima Europa ogni due anni premia una quindicina di Comuni europei per le loro politiche climatiche con la Climate Star. Nel 2018 una star è andata al comune di Marcallo con Casone. Perché? Per la sua politica di mobilità sostenibile, per le sue piste ciclabili e per la promozione della mobilità in bicicletta, per il suo Piano d’Azione Energia Sostenibile ambizioso, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2020, per aver fatto due rapporti di monitoraggio di come stanno andando le cose. Queste politiche sono il risultato della preoccupazione per il clima mondiale? Forse in qualche parte, forse in minima parte. Il nostro compito, che siamo impegnati nella protezione del clima a livello locale è di guardare le situazioni concrete e trovare il terreno comune con le forze politiche, economiche e sociali nelle comunità – di sinistra, di centro o di destra.