Locandina

DEPREDAZIONE AMBIENTALE

Eugenio Cantore NoTav, Gruppo Cattolici per la Vita della Valle).

Faccio parte del Gruppo Cattolici par la Vita della Valle, una delle tante anime del Movimento No Tav e del Comitato No Tav del mio Comune che è S.Ambrogio, paese nel quale si svolse la prima manifestazione di contrarietà all’opera nel 1996. Il tema del giorno “Costruzione di comunità e salvaguardia del territorio” richiama alla mente la storia del movimento No Tav. Alla sua origine ci fu la presa di coscienza che il territorio era già sufficientemente antropizzato e non poteva sopportare una ulteriore infrastruttura, pena la vivibilità della valle. La parola salvaguardia veniva allora declinata come “difesa” da una nuova aggressione che avrebbe causato danni ambientali irreversibili es. la perdita di sorgenti d’acqua, come era già avvenuto nei precedenti lavori di scavo di gallerie: il raddoppio della tratta ferroviaria, il canale di adduzione della centrale idroelettrica di Pont Ventoux, l’autostrada Torino-Bardonecchia, che prosciugarono le sorgenti Gourgias, Ribal, Eclause, Grange Soutul e altre ancora. Si potrebbe dire che l’imminente pericolo fece rinascere il senso della comunità. Ma la comunità non si chiuse su sé stessa, con il tempo abbiamo capito che parlare di Tav non è solo parlare di Torino-Lione; abbiamo allargato lo sguardo a livello planetario e scoperto migliaia di comunità che lottano per difendere non solo il loro habitat, ma il pianeta intero da un processo di antropizzazione (dalla deforestazione all’invasione dei rifiuti….) che altera gli ecosistemi dando origine a fenomeni quali il riscaldamento del clima, lo scioglimento dei ghiacciai (evidenti sulle Alpi) , la desertificazione…

Con l’opposizione alla Torino-Lione la valle è stata inserita tra i teatri dei 2931 conflitti ambientali del pianeta censiti nel 2016 dal sito http://www.ejolt.org/ ”Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia. Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia. Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta..” 161 Laudato Si’ Io penso che l’espressione usata nel Vangelo di Matteo 16,3 “Leggere i segni dei tempi”, che circolò con convinzione negli anni postconciliari, sia un argomento particolarmente incalzante nella nostra epoca. Epoca che il chimico premio Nobel Paul J. Crutzen ha definito “Antropocene” per indicare l’impatto senza precedenti dell’azione umana sull’ambiente terrestre. La definizione è ripresa nella Laudato Si’ 115-117: “L’antropocentrismo moderno, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realtà, perchè questo essere umano non sente più la natura né come norma valida, né come vivente rifugio…La mancanza di preoccupazione per misurare i danni alla natura e l’impatto ambientale delle decisioni è solo il riflesso evidente di un disinteresse a riconoscere il messaggio che la natura porta inscritto nelle sue stesse strutture”.

Il filosofo e teologo cattolico Raimon Panikkar utilizzava il termine “Ecosofia” per indicare la saggezza di chi sa “ascoltare la Terra” e agire di conseguenza; per lui la crisi ecologica attuale è questione di vita o di morte per l’umanità e ciò la rende un fenomeno religioso. Ascoltare e osservare quindi, non solo i fenomeni meteorologici Mi è capitato di accompagnare dei visitatori al cantiere di Chiomonte (insediato nel 2011 facendo largo uso di lacrimogeni CS e manganelli, per la perforazione di un tunnel geognostico, simile ad una base militare e ora fermo da più di un anno). Facevo loro notare i tanti muretti a secco costruiti sul versante della montagna. Essi richiamano ad un’economia di altri tempi, a cui oggi nessuno vorrebbe tornare, sebbene la tecnologia moderna sarebbe di grande aiuto. Questi muretti mi servivano per confrontare due mondi opposti: l’uno, quello dell’uso delle pietre raccolte e sistemate con cura per costruire terrazzamenti da coltivare e quindi poter soddisfare i fabbisogni alimentari, cioè lì vi si scorge un rapporto di simbiosi tra l’uomo e la terra; l’altro mondo, un grande ammasso di smarino, una montagna artificiale spuntata nella piccola Val Clarea; per fare il tunnel geognostico hanno estratto duecentomila metri cubi di pietra frantumata che diventa materiale di scarto, rifiuto, inerti pericolosi, il cui stoccaggio è un problema che genera l’innesco di altri conflitti nei Comuni individuati per il deposito (es. Caprie e Torrazza Piemonte): questo mondo raffigura un rapporto di dominio e distruzione da parte dell’uomo e delle sue macchine nei confronti della terra.

Il movimento No Tav, composito nelle sue espressioni culturali, non contrasta solo il progetto, ma vuole essere coscienza critica dell’attuale modello di sviluppo, In questi anni abbiamo fatto nuove esperienze nelle amministrazioni comunali, che mi sentirei di proporre come elemento importante per la formazione di comunità nuove, nonostante la marginalizzazione che queste amministrazioni hanno subito per essersi rifiutate di partecipare ai ben oliati meccanismi dei partiti. Dieci anni fa si sono presentate delle liste civiche che hanno irritato non poco i partiti e i governi; pensate che a seguito delle elezioni del 2009 il Governo emise un pesante comunicato che diceva “la nuova comunità montana, sul tav Torino-Lione, non si connota con un profilo di sensibilità politico istituzionale idoneo a rappresentare il pluralismo”. Bella democrazia! Abbiamo incontrato la sordità delle Istituzioni di livello superiore che si fingevano, ipocritamente, in dialogo. Questi stessi Comuni sono stati tra i primi in Italia ad accogliere i migranti. Trenta comuni della valle attraverso la microaccoglienza diffusa e gli SPRAR ospitano ora più di 200 richiedenti asilo. I No Tav oltre a dare sostegno a quanti cercano di passare la frontiera pongono l’interrogativo: perchè le merci si e le persone no? Il problema è, citando ancora Panikkar che: “La nostra cultura dominante tecnocratica non ha solo modificato i nostri stili di vita ma anche i nostri modi di pensare…” E qui non posso trascurare di dire quanto sia forte il condizionamento dei media che impedisce di immaginare alternative possibili Il vissuto in valle è segnato dalla sofferenza di sentirsi impotenti di fronte allo straripante, ventennale dominio mediatico usato per denigrare gli oppositori e per irretire la gente comune ignara di essere sottoposta ad una informazione parziale. In questi ultimi mesi assistiamo ad una furibonda campagna mediatica a favore del TAV.

L’operazione di smaccata disinformazione ha travolto in fatali, erronee dichiarazioni persino il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Gualtiero Bassetti il quale, in un intervento al TG2 a seguito della manifestazione dei Si Tav a Torino, si è spinto a dire “quelle 40.000 persone che sono andate per la protesta della TAV era gente che non rimetteva più insieme il pranzo con la cena”. Tale affermazione denota purtroppo la reale dimensione della (mancata) informazione, la provenienza degli organizzatori e dei manifestanti era estranea alle condizioni di povertà. Ci imbattiamo costantemente nella “ignoranza inconsapevole” e questo è, secondo me, un grave problema non solo sulla questione tav ma a livello globale. Il movimento No Tav è da sempre impegnato nel titanico sforzo di far conoscere l’altra “faccia della medaglia” e a promuovere un dibattito costruttivo in un conflitto asimmetrico che ci vede dei Davide contro Golia. Ispirandoci alla scuola della nonviolenza ci appoggiamo alla “forza della verità”, non per convincere altri ad assecondare le nostre opinioni, ma per smascherare le faziosità e denunciare le menzogne. Vi faccio un solo esempio: Il Direttore di TELT France, Alain Chabert, su Mediacites Lyon del 20 dicembre 2017 dichiarava “finora sono stati perforati due chilometri – 154 metri al mese, lontano dalla media mensile di 350 annunciata”; contemporaneamente, sul versante italiano, il Direttore generale di TELT, Mario Virano, il 21 dicembre 2017, cioè il giorno dopo, annunciava sul settimanale La Valsusa che lo scavo in Francia “viaggia a un ritmo di circa 400 metri al giorno, nonostante le pessime caratteristiche geologiche di quel tratto”.

Credo sia importante considerare quello che si può fare a livello giuridico. Ricordo che il Tribunale Permanente dei Popoli quando venne in valle ed emise la sentenza “Sospendere i lavori e cessare l’occupazione militare in Val di Susa” si dichiarò promotore dei diritti di terza generazione (pace, ambiente), che si vanno ad affiancare ai diritti umani (civili, politici) e ai diritti sociali (lavoro, salute). La valle ha contribuito a riconoscere le differenze tra due visioni, due opzioni esistenziali: quella del culto economico della “crescita infinita”, di cui le “Grandi Opere” sono paradigma; e quella in cui l’uomo vuole uscire dalla condanna di una visione esclusivamente economica della vita e comprenda che la Terra nel suo insieme è un organo vivente che ha bisogno di cura e attenzione. Vorrei concludere pensando al racconto della Genesi, non vediamolo tanto come il rimpianto del paradiso terrestre perduto, ma come una profezia da realizzare che ci riguarda. E non demandiamo a Dio le nostre responsabilità, non utilizziamolo come stampella delle nostre insufficienze; Dio non placa le tempeste, ma dona energia per continuare a remare dentro qualsiasi tempesta.