Locandina

PACE E BENI COMUNI

Elio Pagani (attivista di Pax Christi)

La coerenza con la “ Laudato Si’ Disarmo. Il testo sostiene ” esige di operare concretamente per la Pace attraverso il , tra l’altro, che:

  • Il potere economico-finanziario, divinizzato, degrada l’ambiente, l’etica e la dignità umana, e colpisce due volte i più poveri.
  • Questo potere devastando l’ambiente e generando esclusioni spinge verso nuovi conflitti.- Di fronte all’esaurimento delle risorse si creano scenari per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni.
  • Chi detiene oggi la conoscenza scientifica e il potere economico per sfruttarla ha un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero.
  • La scienza e le tecnologie odierne se male indirizzate o usate asservono l’uomo e l’ambiente anziché proteggerlo e liberarlo.
  • Le armi atomiche, biologiche e chimiche e le nuove armi offensive, espongono l’umanità a gravissimi rischi, attentano al creato e agli equilibri ecologici.
  • Le attività militari sono particolarmente inquinanti e la guerra, che dispone di strumenti sempre più micidiali, devasta il creato e le sue creature e ci espone al pericolo di autodistruzione.
  • Ma il potere scientifico-economico-finanziario resiste alle richieste di cambiamento.- La politica, dominata dalla sfera economico-finanziaria transnazionale, non sembra in grado di risolvere le cause dei conflitti, delle guerre e delle violenze, né di prevenirle.
  • E’ indispensabile e urgente lo sviluppo di istituzioni internazionali più forti ed efficacemente organizzate in grado di garantire la Pace attraverso il disarmo integrale, la salvaguardia dell’ambiente, la sicurezza alimentare, la regolamentazione dei flussi migratori.

Dobbiamo allora prendere atto che si fanno ancora guerre per l’energia fossile, e nel prepararle e farle si produce una quantità enorme di Gas serra. Le dimensioni del fenomeno sono tali che possiamo affermare che il destino della Terra è ancora purtroppo nelle mani delle armi. Si stima che il solo Pentagono produca il 5% della CO2 globale, un valore che supera quello complessivo di diversi Paesi. Considerando che il Pentagono è responsabile di un terzo della spesa militare mondiale, la produzione di CO2 dell’insieme dei sistemi militari mondiali potrebbe ammontare al 15% della CO2 totale (Oltre metà della quale imputabile ai 29 paesi della NATO, circa i 2/3 considerando anche i suoi partner).

Dobbiamo dunque riduzione della CO2 anzitutto pretendere che il settore militare non sia esente dagli obblighi di , ma neppure la conferenza di Katowice ha posto fine a questo “privilegio”. Dobbiamo poi pretendere l’adesione bando delle armi nucleari dell’Italia e dei Paesi della UE al Trattato per la messa al , Trattato sottoscritto da 122 paesi il 7 luglio 2017, ma duramente osteggiato dalla NATO. L’arma nucleare dovrebbe peraltro già essere vietata in quanto considerabile “arma di distruzione climatica”, invece a Ghedi ed Aviano ne arrivano nuove. Non è più sufficiente chiedere la riduzione della spesa militare, della produzione ed esportazione di armi o la messa all’indice di particolari sistemi d’arma, per questa strada non si fanno molti passi avanti perchè questi elementi dipendono dai “Concetti strategici ” adottati dal nostro Paese come dagli altri Paesi membri della NATO.Dobbiamo allora mettere in discussione questi modelli di difesa .

In particolare dobbiamo contestare il Nuovo Modello di Difesa presentato dai vertici militari in parlamento nel 1991. Non messo ai voti ma implementato via via in diverse leggi, prevede la difesa armata degli interessi italiani ovunque nel mondo vengano messi in discussione, in piena violazione dell’art.11 della Costituzione. Questo modello, informando la politica estera e di difesa, spinge verso l’acquisizione di sistemi d’attacco e di proiezione a lungo raggio, mortifica la corretta applicazione di leggi per la limitazione della esportazione di armi (L.185/’90), asseconda le politiche espansive ed aggressive della NATO, praticate già in violazione dell’art.5 del suo Statuto, volto a definire il carattere difensivo dell’Alleanza. Occorre sostituire questo modello con un modello di difesa non aggressivo , verso l’obiettivo di una difesa non armata e nonviolenta .

Coerentemente a ciò dobbiamo contestare la NATO e la nostra presenza in questa struttura militare che è la più imponente della storia umana; la sua spesa militare aggregata vale il 52% di quella mondiale, e con quella dei suoi stretti partner arriva al 68% del totale, contro il 3,8% di quella russa, il 13% di quella Cinese, il 21% delle loro alleanze militari. Una struttura che oggettivamente non può che essere percepita come una minaccia, considerando anche che gli USA, che ne esprimono da sempre il comando, fanno conto su una ragnatela di 1000 basi all’estero ed ammettono il “primo uso nucleare”. Con l’ufficializzazione, nel 1999, del Nuovo Concetto Strategico, la NATO ha proclamato l’autolegittimazione a fare operazioni “out of area”. Con ciò la NATO ha cambiato natura, non è più solo una alleanza difensiva. E’ sotto gli occhi di tutti il suo coinvolgimento operativo in varie guerre, con o senza l’autorizzazione ONU, violandone lo Statuto volto al mantenimento della pace e della sicurezza comune.

Con l’adozione, nel 1992, delle “Missioni di Petersberg” anche la UE introduce la disponibilità ad intervenire nella “Gestione di crisi militari” ovunque venga ritenuto utile, ciò viene recepito nel Trattato di Maastricht del 1993 che introduce la PESCO (Politica Estera e Sicurezza Comune) che prevede anche missioni esterne sia civili che militari. Queste strutture e missioni sono state ampliate col Trattato di Lisbona del 2007, che introduce la PESD (Politica Europea di Sicurezza e Difesa) dotata di un EUBG (Gruppo di Combattimento UE). Missioni militari fuori dai suoi confini sono tuttora in corso. La rinvigorita “Cooperazione industriale militare europea” e il “Fondo Europeo per la Difesa”, l’aumento delle spese in R&S militare e l’acquisizione di nuove armi sono aspetti di questa politica, condizionata anche dalla cooperazione con la NATO e dall’appartenenza alla NATO di 21 dei 27 paesi membri della UE.

Dobbiamo dunque pretendere una UE che rinunci ad avere capacità di proiezione militare all’estero adottando un modello strettamente difensivo, non nucleare, nel pieno rispetto dello Statuto ONU che vieta la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Papa Francesco nella Laudato Si’ chiede di sviluppare istituzioni internazionali più forti ed efficacemente organizzate in grado di garantire la Pace attraverso il Disarmo. Ciò esclude che una tale struttura sia la NATO ed implica la necessità di democratizzare e rafforzare l’ONU . .43

Credo che una via che la UE e i suoi Stati membri dovrebbero perseguire sia l’applicazione integrale dell’art dello Statuto ONU, mettendo a disposizione del Consiglio di Sicurezza le proprie Forze Armate, così come dell’art. 47 , costituendo il Comitato di Stato Maggiore ONU. Solo l’ONU può, come ultima ratio, usare la forza militare, essendo la sua l’unica “polizia internazionale” legittimata ad intervenire per riportare la pace. Le cose sono invece finora andate diversamente, le potenze militari si sono autoelette a “polizia internazionale” ma non sono altro che “vigilantes” di interessi privati nel villaggio globale. Mantenere uno strumento militare minimo e strettamente difensivo, conferire la maggior parte delle Forze Armate all’ONU, procedere al disarmo nucleare e convenzionale , nell’ottica della sicurezza comune, è ciò che siamo tenuti a fare, prima che sia troppo tardi.